Torna al sito

Chi mi conosce (?)

· ritratto,fotografia,arte,disegno

Chi mi conosce?

Ultimamente me lo domando un po' troppo frequentemente.

Evoluzione della domanda, un classico modo di dire: chi mi conosce lo sa. Ma cosa sa, di preciso?

Nel momento in cui mi sono messa qui a scrivere, in questo esatto momento, il pensiero é stato:

chi mi conosce sa bene che odio essere fotografata.

L'obiettivo mi trasforma in un pupazzo di gomma, con il sonaglio all'interno o in una bambolina di pezza, con gli occhi a bottone.

Un'altra domanda, che ricorre fra me e me, è questa:

come vengo percepita, dagli occhi altrui?

Domanda generalizzabile, non solo rivolta a me stessa.

Non si tratta della preoccupazione di apparire in un determinato modo, di voler stare dentro a degli standard, ma l'idea di come ci si possa trovare 'posizionati' nello spazio visivo e mentale di qualcun altro.

É un concetto complicato, ci perdo ore di pensieri. Le sue basi, credo, abbiano a che fare con un problema di empatia di fondo ma, di fatto, mi rimbomba in testa attraverso la musica, visto che vivo in una costante crisi adolescenziale, mai superata.

Ad esempio, Jeff Buckley che dice:

When you wake up in the mornin', baby, look inside your mirror.
You know I won't be next to you, you know I won't be near.
I'd just be curious to know if you can see yourself as clear
As someone who has had you on his mind.

Quando ti svegli al mattino, guarda nello specchio
Sai che non sarò vicino a te, sai che non sarò con te
Sarei solo curioso di sapere se ti vedi chiara
come qualcuno che ti ha nella sua mente.

Che poi é di Bob Dylan, ma a me piace più la sua versione.

Cosa succede in questa mente, nella mia, mentre mi sto osservando, pensando di essere guardata da 'te' ?

(Che stanchezza).

Tutta questa introduzione per raccontare che, nell'inverno appena trascorso, in ben due occasioni mi sono trovata davanti ad una macchina fotografica, per necessitá artistica altrui.

Mi é stato richiesto 'aiuto' e, dai, come posso io, paladina della libera espressione di sè, negare un tale supporto e sostegno?

Ylenia, mia amica pittrice, mi ha chiesto di usare il suo spazio a scopo promozionale e di condivisione. Un laboratorio bellissimo, in un contesto industriale ma circondato dal verde, che sta mettendo a disposizione di artisti, galleristi, collezionisti.

Mi ha immortalata durante la realizzazione di un grosso acquerello su carta. Il cinghiale oramai é il mio animale guida, me lo sento vicino, sia nella forma che nelle idee (sempre perché abito davanti al bosco ma anche perché mi accorgo che, negli anni, sono diventata un po' grezza, più materiale. Ho bisogno di grufolare in giro, a modo mio).

Il processo fotografico é stato semplice, per me soggetto fotografato, perché si é risolto mentre la mia mente era impegnata da altro, dall'acquerello, appunto.

broken image
broken image
broken image
broken image

La storia delle foto che seguono ha, invece, un incipit quasi letterario.

Una sera, bevevo una Guinness con due miei amici, in un pub vicino a casa. Vengo avvicinata da un ragazzo che, gentilmente, mi porge un biglietto da visita e mi dice: hai dei lineamenti davvero particolari, mi piacerebbe farti delle foto, se ne hai voglia.

Ecco, quei lineamenti si sono immediatamente sciolti nel bicchiere. Non ho provato imbarazzo ma terrore puro, all'idea di trovarmi davanti ad un obiettivo, senza nessun aiuto, nessuno schermo, nessuna maschera.

D'altronde, però, come rifiutare una proposta del genere, in cui la sensazione di lusinga mista a curiositá ha iniziato a picchiettare nella testa e, di conseguenza, a ricollegarsi alla domanda che sempre mi assilla, come sono io, dentro agli occhi degli altri?

Una grande coincidenza sta anche nel libro che sto leggendo in questo periodo, Visus, di Riccardo Falcinelli: un trattato sul volto nell'arte, nella grafica, nel selfie, nel linguaggio visivo da centinaia di anni a questa parte (vi lascio il link, é un po' un mattoncino, ma davvero una bella lettura ).

Mi ha fatto sorridere l'idea del fotogenico che viene data dall'autore, all'inizio del libro:

La fotogenia é un particolare tipo di somiglianza tra sé stessi e la propria immagine, e dipende anzitutto dalla capacità di lasciarsi andare davanti all'obiettivo.

Parla, però, anche del 'paradosso' dei fotogenici: riuscire a recitare la spontaneitá a comando. Chi sa di essere guardato sa pure cosa vuole mostrare. Si risulta estroversi ma anche più formali.

Questa la mia selezione delle foto che mi ha fatto Riccardo.

broken image
broken image
broken image

Non posso guardarle senza pensare che non so chi sto osservando davvero ma, allo stesso tempo, vedo qualcuno che mi piace di più, rispetto alla mia immagine riflessa o idealizzata.

Ho trovato un enigma su me stessa, con questa foto, in cui sto guardando un autoritratto triste, su uno dei miei ultimi sketchbook (l'ho tenuto in mano tutto il tempo, durante la sessione fotografica, come la mia personale copertina di Linus)..

broken image
broken image

In queste foto vedo la somiglianza che solitamente ritrovo solo nei miei autoritratti, disegnati, appunto.

La mia paura dell'obiettivo e della fotografia non é cambiata, ma qui ho deciso di dedicare due parole alla mia immagine, che solitamente tendo a nascondere.

Forse sono caduta anche io nella trappola dell'autoesaltazione del sé, cara alla nostra epoca, ma trovo questi lavori davvero densi e profondi e, soprattutto da sostenere.

Lascio qui i link per visitare lo studio di Ylenia e seguire il suo progetto artistico: https://www.ipsilonpistudio.com/

e il profilo instagram di Riccardo, che é sempre alla ricerca di soggetti a cui poter 'mostrare' sé stessi: https://www.instagram.com/verum.imago/